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Cicchitto ad HuffingtonPost.it: Dedicato ad Orfini e a Rosato sulla legge elettorale sul governo Gentiloni e sui tempi delle elezioni

Checché ne pensino il presidente Orfini e il presidente Rosato la questione della legge elettorale e la stessa tematica sui tempi della fine della legislatura e sul ruolo del governo Gentiloni richiedono riflessioni più attente e approfondite di quelle assai sommarie che essi hanno sviluppato nelle loro più recenti interviste e dichiarazioni. La questione della legge elettorale non è così semplice da risolvere per cui, dopo aver fatto un breve giro di tavolo intorno all’impraticabile ipotesi del Mattarellum si va subito a votare con le due leggi esistenti: il Consultellum per il Senato e quella derivante dalla sentenza della Corte Costituzionale per la Camera. Ora, sul fatto che esse non presentano l’omogeneità richiesta dal presidente Mattarella e sul conseguente rischio di ingovernabilità si sono pronunciati non solo molti studiosi, ma anche il presidente Grasso, la seconda carica dello Stato. Così Grasso: <<C’è un premio per la lista alla Camera, al Senato ci sono le coalizioni. Le soglie di sbarramento sono diverse: il 3% alla Camera, l’8% al Senato e però può ridursi in caso di coalizione se si supera il 20%, quindi in condizioni diverse. E poi le preferenze di genere: alla Camera la doppia preferenza al Senato la preferenza unica. Infine i capilista nominati alla Camera non sono previsti per il Senato e poi le pluricandidature con sorteggio alla Camera>>. Insomma per Grasso <<bisogna sedersi intorno a un tavolo, trovare le soluzioni che la politica dovrà mettere insieme per ridurre tutte le differenze che determinano le probabilità di maggioranze non eguali, non omogenee. Il Parlamento, i gruppi, i partiti devono fare in modo di superare le differenze: si può fare in un giorno, in una settimana, nel tempo necessario per trovare una condivisione>>. Queste riflessioni della seconda carica dello Stato ci sembrano perfettamente in sintonia con quello che ha affermato il presidente della Repubblica Mattarella quando ha detto <<è necessario dotare il nostro Paese di leggi elettorali, per la Camera e per il Senato, che non siano, come in questo momento, l’una maggioritaria e l’altra assolutamente proporzionale ma siano omogenee e non inconciliabili fra esse>>. Nel dibattito sulla legge elettorale, oltre ai dati istituzionali, bisogna tener conto anche di alcuni elementi politici. Avendo presente tutta questa problematica da un lato il presidente Lupi e il gruppo alla Camera di AP in un progetto di legge, dall’altro lato il presidente Casini in un’intervista al Corriere della Sera, hanno proposto una legge elettorale che si fondi oltre al premio di maggioranza oggi vigente anche su un premio di governabilità per una soglia più bassa del 40% e che venga dato non ad una lista ma ad una coalizione. Queste proposte tengono conto dell’esigenza di assicurare la governabilità in una situazione nella quale nessuna lista è in grado di raggiungere il 40%. Quindi in queste proposte c’è una combinazione fra tre elementi: la proporzionale la coalizione e il premio di maggioranza. Evidentemente si tratta di materia del tutto opinabile, facendo i conti anche con i rapporti di forza che emergono dai sondaggi e con il fatto che di fronte alla crisi del bipolarismo verificatasi alle elezioni del 2013 occorre recuperare un elemento politico di fondo quale la nozione di coalizione. Non a caso la legislatura andata dal 2013 ai giorni nostri ha avuto un governo e una maggioranza fondati sulla scelta politica e sulla prassi della coalizione fra un partito riformista di sinistra e un’area di centro costituita da NCD, Scelta Civica, PSI, UDC, i Moderati. Originariamente quest’area era ancora più estesa perché riguardava tutto il PDL-Forza Italia poi sottrattosi per sua scelta a queste larghe intese.

 

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