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Cicchitto al convegno “L’Italia a tre velocità”:viviamo una fase assai difficilesono saltate tutte le previsioni di politica internazionale e di politica interna prevalenti nel 2000

L’onorevole Fabrizio Cicchitto, nella sua introduzione al convegno “L’Italia a tre velocità” dell’associazione Riformismo e Libertà ha rilevato che oggi viviamo una fase assai difficile perché sono saltate tutte le previsioni di politica internazionale e di politica interna che sembravano prevalenti all’inizio del 2000.

 

Il risultato del 2013 ha sancito tutto ciò: il PDL ha perso sei milioni di voti, il PD ne ha persi tre milioni e si è affermato un movimento populista-protestatario che combina insieme elementi di estrema destra e di estrema sinistra. Alternativa Popolare è nata nel 2013 come Nuovo Centro Destra per assicurare la governabilità e per mutare l’asse di un centrodestra in crisi.

 

L’operazione governabilità è riuscita con il governo Renzi e oggi con il governo Gentiloni. Noi riteniamo che il governo Renzi ha fatto ottime cose, dal jobs act alla responsabilità civile dei giudici, alle riduzioni fiscali nei confronti di imprese e di soggetti, come gli 80 euro. Casomai dove il governo Renzi non è stato incisivo è stato sul deficit spending.

 

Il secondo obiettivo di NCD è fallito perché nel centrodestra è cresciuto un asse lepenista antieuropeo mentre Berlusconi è rimasto incerto in mezzo al guado. Di conseguenza Alternativa Popolare esprime un progetto di centro, distante dal centro-destra a guida lepenista, ma anche distinto dal PD. A nostro avviso il populismo protestatario del M5 Stelle va affrontato non lisciandogli il pelo o rifacendogli il verso come rischia di fare talora il PD, ma con una rigorosa politica di riforme e di qualità della crescita e dello sviluppo. Ciò richiede una linea basata su questi punti: un’azione per la riduzione della pressione fiscale, specie del cuneo fiscale, a fronte di tagli alla spesa in molteplici direzioni a partire da una revisione del regionalismo. In questo quadro è indispensabile tagliare le partecipate, consolidare le riforme sul lavoro e sulle pensioni realizzate negli ultimi anni, accentuare la scelta per la contrattazione aziendale in funzione della produttività e del salario, realizzare le privatizzazioni, la riforma della giustizia penale e civile. In sostanza è necessario utilizzare i margini a disposizione esclusivamente per politiche di investimento pubblico e per la riduzione del carico fiscale.

 

Tutto ciò ha implicazioni precise sul terreno del rapporto con l’Europa che noi vogliamo mantenere, ma con i cambiamenti imposti dalla situazione di bassa crescita e dall’eccezionalità del peso sopportato dall’Italia in seguito ai fenomeni migratori rispetto ai quali l’Europa si presenta inadempiente.

 

Di conseguenza esiste nel caso italiano una situazione eccezionale che risponde, dal punto di vista sostanziale, a quanto previsto dall’articolo 3 del fiscal compact. Da ciò traiamo la conseguenza che, fermo l’Euro e fermo il Trattato di Maastricht, va invece prorogato l’inserimento del fiscal compact nell’ordinamento giuridico dei trattati europei per sottoporlo ad una profonda revisione.  In questo modo si coniuga insieme un coerente riformismo e un europeismo innovativo. Nel contempo si possono avviare anche le procedure per l’elezione diretta del presidente della Commissione Europea.

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