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Cicchitto (Alternativa Popolare) al Dubbio: «Ai socialisti sono mancate idee, partito e leader».

«Ai socialisti sono mancate idee, partito e leader»

«L’EREDE DI UNA POSIZIONE SOCIALISTA NON FISSATA NELLE SUE DIMENSIONI TRADIZIONALI MACRON, CHE COPRE ANCHE IL CENTRO E PORTA LA SUA INATTESA DIMENSIONE CARISMATICA»

Per non morire, il partito socialista francese deve mettersi alla disperata ricerca di un progetto politico-culturale, di una nuova struttura partito e soprattutto di un leader». Fabrizio Cicchitto, storico esponente del Psi e oggi presidente della Commissione affari esteri della Camera, ana-lizza così il drammatico crollo del socialismo d’Oltralpe ed è scettico sull’ipotesi della rimonta alle legislative: «Di impossibile non c’è nulla, ma la partita è difficilissima». Quel 6,4% accanto al nome del candidato socialista, Benoit Hamon, è un macigno che schiaccia quello che fino a ieri era il maggiore partito socialista d’Europa. Come ci si è arrivati? Perdendo contemporanea-mente da destra e da sinistra. In passato, il socialismo francese riusciva a coprire uno spazio di sinistra anche estrema, uno centrale e uno più riformista e revisionista. In que-sta campagna elettorale, invece, il fallimento della gestione Hollande ha portato al crollo del centro, la sinistra invece si è divisa e la parte più carismatica, quella di Melenchon, ha preso da sola il 19%. L’enorme spazio riformista lasciato scoperto, invece, è stato preso da Macron. Per scongiurare la debàcle serviva un leader diverso? E’ evidente che la leadership pesa, ma in parte era così an-che in passato con De Gaulle e Mitterand. Nel caso del parti-to socialista di oggi sono venute meno sia la leadership carismatica sia una sintesi politico-culturale delle posizioni di centro e della destra e sinistra che tradizionalmente si allineavano nell’area sociali-sta. Quando si tagliano le ali e si uccide il centro, è chiaro che ci si riduce al 6%. Lei prima diceva che lo spa-zio riformista è stato coperto da Macron… Sì. Io credo che l’erede di una posizione socialista non fissata nelle sue dimensioni tradizionali sia certamente Emmanuel Macron, che copre abbondantemente anche il centro e mette il valore aggiunto di una sua inattesa dimensione carismatica. Del resto, siamo in una situazione in cui tutti gli schemi tradizionali sono saltati. A proposito di leader, quanto di questa sconfitta va imputato a Hollande? Il suo quinquennio ha pesato moltissimo, perché ha fallito su tre questioni chiave: la si-curezza, la politica economica e il terreno di una revisione della politica europea. In questi anni la Francia è sempre stata una alleata subalterna della Germania, ma quella di Hollande è stata una subalternità senza vantaggi, se non l’occhio di riguardo sui para-metri, visto che la Francia ha un rapporto deficit/ Pil peggiore di quello dell’Italia. Hollande ha anche commesso errori tragici nella lotta al terrorismo, soprattutto nel caso dell’attacco annunciato a Charlie Hebdo. E’ stato il fallimento anche della struttura partito? Sicuramente il partito non funziona più in molte situa-zioni. In Francia la struttura del partito socialista si è rinsecchita e ha dimostrato di non bastare più, perché il centro è collassato, la destra se né è andata ed è  rimasta la sinistra massimalista burocratica’ che ha saputo solo ripetere alcuni slogan. La struttura parti-to, d’altro canto, ha invece fatto un miracolo per il gollista Fillon. Malgrado tutti i suoi deficit di immagine, la combinazione di una sua posizione clericale e una struttura parti-to ancora funzionante gli han-no portato il 19%, quando era stato precognizzato il disastro. Quali chances ha il partito socialista di riprendersi per le elezioni politiche di giugno? Potrà esserci una ripresa solo se si cambia la leadership. Non voglio…

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