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Cosimo Maria Ferri ad AffarItaliani: “I complessi itinerari per riformare la Giustizia”

Cosimo Maria Ferri ad AffarItaliani: “I complessi itinerari per riformare la Giustizia”
Molto intensa, in questi ultimi anni, l’attività normativa con la quale il Governo e il Parlamento stanno ridisegnando il sistema giudiziario sul piano della riforma dei riti e dell’organizzazione dei servizi. Ne abbiamo parlato con il Sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri.

Riformare la giustizia è un percorso complesso che deve tener conto di una pluralità di fattori eterogenei (dalla geografia giudiziaria alla litigiosità, dalla qualità delle norme alla struttura del processo) sui quali incidere in vista di un obiettivo unitario: rendere ai cittadini un servizio efficiente e di qualità ed accrescere il livello di accountability richiesto dal mercato per far sì che la Giustizia torni ad essere una risorsa per il Paese. Sono visibili a tutti le pietre miliari che scandiscono questo itinerario: investimenti nell’innovazione e nei programmi assunzionali; semplificazione dei processi nel rispetto delle garanzie costituzionali; specializzazione dei magistrati; dialogo con l’Avvocatura e le altre professioni; nuove formule organizzative per creare economie di spesa e produttive sinergie tra tutti i soggetti coinvolti nel processo.

A proposito di attori processuali, lei è un magistrato: questo l’aiuta a comprendere meglio i problemi che affliggono la giustizia italiana?
Desidero ribadire, ancora una volta come la magistratura italiana dia quotidianamente prova di essere professionalmente all’altezza dei molteplici, gravosi e delicati compiti richiesti dall’esercizio della giurisdizione. I magistrati italiani sono tra i più produttivi d’Europa nonostante gli ostacoli che ancora si frappongono ad un modello di amministrazione efficiente, che stiamo man mano affrontando. Conosco bene molti dei fattori che rallentano il servizio ed indeboliscono all’esterno, non solo l’immagine della giustizia ma l’essenza stessa del lavoro del giudice. Per costruire, mattone su mattone, un sistema davvero moderno e coerente bisogna dunque garantire ai magistrati – così come agli avvocati – tutti gli strumenti operativi necessari e creare, al tempo stesso, un contesto normativo adeguato e funzionale.

A quali misure, in particolare, si riferisce?
Penso prima di tutto agli interventi di natura deflattiva che hanno interessato il settore civile e quello penale, i quali riflettono una precisa scelta culturale che non significa arretramento dello Stato ma, al contrario, contribuisce a rendere più efficace la risposta di giustizia.
In questo quadro è stata attuata la degiurisdizionalizzazione nella composizione dei conflitti che oggi – con la mediazione obbligatoria, la negoziazione assistita e la risoluzione telematica delle controversie transfrontaliere per i consumatori – costituisce un sistema apprezzato a livello europeo che procede verso i correttivi migliorativi proposti dalla commissione di studio ministeriale sulla riforma delle ADR. Di pari passo sono stati semplificati il rito in Cassazione e, da ultimo, i procedimenti in materia di protezione internazionale mentre sulla deformalizzazione del processo civile punta il DDL delega all’esame del secondo ramo del Parlamento.

E dal versante del processo penale?
Analogamente, si è

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