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CICCHITTO (Alternativa Popolare) al Dubbio: “Alleanze, gran rifiuto di Renzi”

FABRIZIO CICCHITTO al Dubbio:  “Alleanze, gran rifiuto di Renzi”

La segreteria di Renzi condizionata sia all’interno che all’esterno del Pd

 

Il risultato delle primarie dà a Renzi un mandato pieno, questo mandato è fortemente condizionato sia all’interno che all’esterno del partito. All’interno del partito Renzi deve fare i conti con un dissenso che anche se nettamente minoritario è intorno al 30%. Ma i problemi principali vengono a Renzi all’esterno. In primo luogo le cifre stesse delle primarie e l’atmosfera del Paese dicono che il famoso 40% delle europee allo stato è molto lontano. Esistono tre “blocchi” intorno al 30% (quello del Pd, quello del M5 Stelle, quello di centro-destra. Ma Renzi non esprime alcuna idea chiara sulle alleanze. Dice di non volere fare alleanze né a destra né a sinistra. Nel passato una posizione di questo tipo sarebbe stata definita come “integralista’: E indubbio che Renzi ha vinto nettamente le primarie, anche se tutte le cifre date dal Nazareno vanno leggermente ridimensionate: i votanti sono stati meno dei fatidici 2 milioni, e Emiliano hanno preso qualche punto percentuale in più e Renzi qualche in meno. Ciò detto, però, lo stesso numero dei votanti e la loro dislocazione geografica mettono in evidenza che il Pd si è “ristretto” rispetto al passato, che la scissione ha pesato (più a svantaggio del Pd che non a vantaggio degli scissionisti) e che se il risultato dà comunque a Renzi un mandato pieno, questo mandato è fortemente condizionato sia all’interno che all’esterno del partito. All’interno del partito Renzi deve fare i conti con un dissenso che anche se nettamente minoritario è intorno al 3O %; per di più la sua maggioranza ha avuto il concorso della “sinistra” di Martina e di Orfini e del “centro” di Franceschini. Ma i problemi principali vengono a Renzi all’esterno. In primo luogo le cifre stesse delle primarie e l’atmosfera del Paese dicono che il famoso 40% delle europee allo stato è molto lontano e che Renzi è vissuto come il capo di un parti-to ma non come il leader della nazione. Esistono tre “blocchi” in-torno al 30% (quello del Pd, quel-lo del M5 Stelle, quello di centro-destra) anche se allo stato quello riguardante il centro-destra è una potenzialità numerica perché fra la Lega e Forza Italia, fra Salvini e Berlusconi esistono differenze profonde. Allo stato, poi, Renzi non esprime alcuna idea chiara sulle alleanze. Anzi, avendo su questo terreno delle idee assai confuse egli si salva negando il problema, dichiarando di non volere fare alleanze né a destra né a sinistra (“mai con gli scissionisti”) e che “l’unica grande coalizione” che vuol realizzare è quel-la con i cittadini e con molteplici settori della società civile. Nel passato una posizione di questo tipo sarebbe stata definita come “integralista”, anzi una posizione tipica dell’integralismo fanfaniano, comunque una posizione che per avere rilievo politico implica, appunto, il famoso 40% delle Europee e l’Italicum come legge elettorale. Al di fuori della politica l’economia ci dice anche che l’Italia corre sul filo: qualunque destabilizzazione politica si tradurrebbe in una destabilizzazione finanziaria perché l’Italia è considerata un Paese a rischio sia per il suo alto debito sia per una situazione politica tutt’altro che solida. Allora tutto ciò vuol dire che l’ipotesi di elezioni anticipa-te sarebbe per lo stesso Renzi un autentico salo nel buio. In primo luogo di essa manca il presupposto istituzionale e cioè un legge elettorale dotata dei requisiti richiesti dal presidente della Repubblica, in secondo luogo sarebbe assai duro ripetere da parte dello stesso presidente del Pd “l’operazione Letta” nei confronti di un governo davvero amico qual è il governo Gentiloni, senza andare incontro a conseguenze gravissime sia sul terreno de-l’opinione pubblica, sia su quello della credibilità internazionale, sia su quello della credibilità finanziaria con tutte le conseguenze che ne potrebbero derivare. Il fatto è che Renzi, così come tutti gli altri, deve prendere atto del fatto che la situazione generale è molto più difficile e complessa del passato nel senso che sulle di-visioni tradizionali fra destra, centro e sinistra se ne è sovrapposta un’altra, quella fra coloro che vogliono fare i conti con la globalizzazione stando saldamente in un’Europa, che va cambiata in modo ragionevole ma non abbandonata o rifiutata e i populisti-nazionalisti-razzisti-sovranisti che fanno leva sugli aspetti negativi della globalizzazione e dell’Europa per buttare tutto per aria e per tornare indietro agli stati nazionali. L’esistenza di queste due dialettiche è limpidamente espressa dalle elezioni francesi. La posizione lepenista è rafforzata anche dal terrorismo islamico, dalle migrazioni, oltre che dalle difficoltà economiche, ma se essa è incisiva nella parte destruens invece è debolissima nella parte costruens: l’uscita dall’euro si tradurrebbe in una catastrofe economica, in un disastro per i salari e per i risparmi, gli stati che ne de-riverebbero sarebbero debolissimi rispetto a Usa, Cina, India, Russia. Oltre a…

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