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Piero Grasso, da palazzo Madama a palazzo d’Orleans per onorare una promessa.

Piero Grasso, da palazzo Madama a palazzo d’Orleans per onorare una promessa

Di Claudia Fusani

Dicono che Giancarlo Cancelleri si faccia vedere in giro ormai da settimane con l’abito buono da governatore. Grisaglie e freschi di lana adatti all’allure di palazzo d’Orleans. Dicono anche, i Sicilian Watchers, che da qualche giorno il predestinato dei 5 Stelle alla guida dell’isola allenti la cravatta con un qualche segno di disagio. E di fastidio. L’impiccio in questione si chiama Piero Grasso, ex procuratore nazionale antimafia, giudice a latere del maxi processo, uno dei pochi che è riuscito a condannare per mafiosità i politici siciliani. Uno per tutti: Totò Cuffaro, l’ex governatore condannato per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra.

Suda freddo, Cancelleri, e con lui Grillo, perchè quella di Grasso è un’opzione che non avevano previsto. Convinti, in questo, da un paio di questioni. La prima: i rapporti tra il segretario del Pd Matteo Renzi e il presidente del Senato sono sempre stati di reciproca distanza e rispetto dove chiaramente nessuno è fan dell’altro. La seconda la spiegava l’altro giorno a Montecitorio l’ex deputato Calogero Mannino: “Il Pd in Sicilia si ritrova ad essere frequentato da cuffariani in buona fede ma sempre cuffariani. E’ chiaro che Grasso non potrà mai correre il rischio di prendere voti da qualche mascariato. Intendo dire che pretenderà un controllo totale sulle liste e questo costerà non poco in termini di consenso”. E insomma, conclude Mannino, “siamo sicuri che a Grasso convenga esporsi in questo modo?”. Molto più comodo ritagliarsi un posto tra le riserve della Repubblica pronto ad entrare in campo – come ministro ma perchè no, anche come Presidente del Consiglio – se e quando necessario. A Roma, però. Lontano dalla Sicilia e da Palermo.

Terra strana la Sicilia. Linguaggio particolare quello dei siciliani. Il presidente del Senato, seconda carica dello Stato, si preoccupa al momento di tenere a bada quella gabbia di leoni che può diventare l’aula del Senato in certe occasioni. Oggi, ad esempio, quando l’incardinamento in aula dello ius soli – la cittadinanza per chi è nato in Italia o qui ha concluso con successo un intero ciclo di studi e quindi una legge di civiltà – ha scatenato i leghisti dentro e Casa Pound fuori. È successo tante volte in questi anni. Così tante da rimpiangere…

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