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Claudia Fusani blog: Consip, le parole di Vannoni, teste chiave per la fuga di notizie e quell’interrogatorio “da incubo”

Consip, le parole di Vannoni, teste chiave per la fuga di notizie e quell’interrogatorio “da incubo”

Quel groviglio politico giudiziario che è l’inchiesta Consip è arrivato al giro di boa. È successo tutto in poche ore. Come nei migliori gialli.
Il Consiglio superiore della magistratura indaga su due inchieste della procura di Napoli – Cpl Concordia e Consip – che condividono lo stesso pm, Henry John Woodcock, sospettando irregolarità nello svolgimento delle indagini. Il procuratore generale Ciccolo ha acceso i riflettori su Woodcock perché avrebbe esternato oltre misura nel massimo momento mediatico dell’inchiesta.
Ieri il Senato si è liberato di ben cinque mozioni che riguardavano il ministro Luca Lotti (indagato in uno dei quattro filoni dell’indagine, quello che riguarda la fuga di notizie istituzionale, insieme con il comandante generale dell’Arma Tullio Del Sette e il generale Emanuele Saltalamacchia) e l’ad di Consip Luigi Marroni (non è indagato): è passata la linea del Pd e della maggioranza (azzerare i vertici della controllata del Tesoro nonostante le resistenze di Marroni) senza coinvolgere Lotti. Mdp ha votato contro il governo e non c’è dubbio che si è aperto un caso politico, l’ennesimo, dentro la maggioranza, con gli scissionisti che sulla carta sostengono  Gentiloni ma in realtà votano contro. Non solo: poiché Lotti, diciamo così, si è salvato con i voti di Forza Italia e di Verdini, tra i banchi del Pd è forte il sospetto che Mdp faccia di tutto pur di poter poi gridare all’inciucio tra Renzi, Berlusconi e Verdini.
Venerdì scorso, poi, i magistrati hanno sentito Luigi Ferrara, il presidente di Consip, il primo a dicembre 2016 a rivelare all’ad Marroni che “nell’estate era stato il generale comandante Tullio del Sette ad avvisarlo di stare alla larga da Romeo” (l’imprenditore napoletano a cui era stato assegnato un appalto da 2 miliardi e 700, ora in carcere per corruzione). Ferrara, al suo terzo faccia a faccia con i magistrati ma sempre come testimone, venerdì avrebbe cercato di fare marcia indietro rispetto a quella sua prima versione. Avrebbe, ma sono solo indiscrezioni, provato non tanto a negare i suoi rapporti con Del Sette ma a smentire ogni tipo di coinvolgimento del generale nella fuga di notizie. I pm romani, l’aggiunto Ielo e il sostituto Palazzi, hanno allora interrotto la seduta e lo hanno indagato per false informazioni al pm. Delle due l’una: ha mentito venerdì o ha mentito le altre due volte. La prossima volta, se non arriva prima il processo, Ferrara dovrà presentarsi con l’avvocato.
Il presidente di Consip, che sabato ha…

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