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COSIMO MARIA FERRI: Migranti, la Sicurezza parte dall’integrazione, efficienti accertamenti su requisiti e rapidi rimpatri

Cosimo Maria Ferri (sottosegretario ministero Giustizia)

Non c’è sicurezza senza integrazione. I più recenti interventi del Governo in materia di immigrazione e sicurezza delle città – in primis il decreto legge numero 13 del 2017 – vogliono ribadire che la nostra società necessita inderogabilmente di un nuovo principio di legalità, da declinare in base ad un nuovo ‘sentire’ che proietta ciascuno di noi all’esterno e deve essere finalizzato alla costruzione di un moderno sentimento di appartenenza collettiva. Questo sentimento non si può costruire senza una cultura dell’integrazione. Il primo passo affinché questo avvenga è quello di garantire la protezione internazionale a chi ne ha diritto nei tempi più brevi possibili. Allo stesso tempo, quando è acclarato che il soggetto richiedente non ha i requisiti di rifugiato, i tempi di rimpatrio devono essere altrettanto rapidi. I tribunali in questo senso devono avere tutti gli strumenti necessari per accelerare l’iter. Il decreto prevede infatti sezioni specializzate e dedicate nei capoluoghi sede di Corte d’Appello e l’affidamento delle pratiche a magistrati dotati di tutte le competenze necessarie. I procedimenti in questa materia, grazie a una risoluzione adottata dal Csm, avranno la priorità sugli altri e i presidenti delle sezioni specializzate si incontreranno ogni anno per confrontarsi e migliorare il sistema. Un’importante novità è stata introdotta in sede di conversione del decreto: le controversie in materia di protezione internazionale saranno decise dal tribunale collegiale, una garanzia in più per le persone coinvolte. Sempre per velocizzare l’iter, gli atti e i provvedimenti saranno notificati con posta certificata ai centri di accoglienza, che si premureranno di comunicare con i richiedenti asilo interessati. Un grado di giudizio è stato tolto, ma la situazione di ogni singolo individuo sarà analizzata con molta più attenzione in sede di accertamento preventivo dei requisiti necessari per chiedere protezione internazionale. I colloqui individuali, come prescritto dalla Corte europea dei diritti umani, assumeranno quindi molta più importanza. Dopo il colloquio il richiedente potrà avvalersi di una audizione videoregistrata davanti alle commissioni territoriali in cui il colloquio sarà riletto in presenza di un interprete e potrà esprimere le sue osservazioni che verranno trascritte. Il tribunale avrà quindi 4 mesi a partire dal ricorso per decidere. L’udienza non è sostituita in toto dal rito camerale, ma è prevista ogni qual volta si renda necessaria ai fini della decisione. Il ricorso alla Cassazione, imprescindibile garanzia in qualsiasi materia e in particolare modo quando si parla di diritti di così delicata natura, è ovviamente garantito”.

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