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Schifani, l’intervista a IL GIORNALE: “Il presidente fu irremovibile Costrinse il governo a schierarsi con Sarkozy”

Renato Schifani, l’intervista a IL GIORNALE: “Il presidente fu irremovibile Costrinse il governo a schierarsi con Sarkozy”

L’allora capo del Senato ricostruisce l’incontro in cui il Quirinale impose la guerra al Paese

Finora aveva taciuto. «Ma ora – spiega Renato Schifani – l’amore per la verità mi costringe a rompere il silenzio». L’ex presidente del Senato ha letto l’intervista concessa da Giorgio Napolitano a Repubblica e quella ricostruzione lo lascia perplesso. Di più: «C’è una verità formale e una sostanziale. Napolitano privilegia le forme ma nei fatti fu lui a spingere l’Italia verso la guerra con la Libia».

Veramente, Napolitano dice che la responsabilità di quell’intervento è da attribuire al governo Berlusconi.
«Mi dispiace, ma le parole del Presidente emerito mi stanno strette».
Per Salvini dev’essere addirittura processato.
«Lasci perdere Salvini. Piuttosto dobbiamo intenderci su quel che successe la sera del 17 marzo 2011».
Che cosa accadde?
«Eravamo all’Opera di Roma. Muti dirigeva il Nabucco. Alla fine del primo atto, il presidente della Repubblica ci chiese di trasferirci in un salottino riservato».
Chi c’era?
«Il capo dello Stato, il sottoscritto, il premier Silvio Berlusconi, il ministro della Difesa Ignazio La Russa, il consigliere Bruno Archi, Gianni Letta e Paolo Bonaiuti».
Dunque?
«Archi ci mise in contatto con il ministro degli Esteri Franco Frattini che era a New York. E Frattini ci dipinse un quadro drammatico».
In sintesi?
«L’Onu aveva votato una risoluzione che istituiva la no fly zone sula Libia. Ma soprattutto Sarkozy ci aveva fatto sapere che l’indomani avrebbe annunciato al mondo l’intervento militare e l’invio dei Mirage su cielo di Tripoli».
I tempi erano contingentati?
«Il momento era assolutamente drammatico, forse il più drammatico della mia presidenza…

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