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Cicchitto (AP): Per i grillini vale il proverbio “Chi è causa del suo mal pianga se stesso”

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Per molti aspetti la legislatura si è conclusa così come si era aperta, con la crisi della sinistra, con la confusione schizoide del centro-destra e con il movimentismo a zig zag dei grillini, che però sono risultati i più sconclusionati di tutti (e per questo adesso gridano tanto). Infatti a oggi, almeno sulla carta, l’area meglio piazzata rispetto alla legge proposta dal Pd non è il Pd ma il centro-destra che uno straccio di alleanza ce l’avrebbe. Sulla carta, però, perché sul merito della legge FdI ha mandato al diavolo sia la Lega sia Forza Italia. Poi, fra Forza Italia e la Lega esistono alcuni enormi problemi politici: c’è il rischio della cannibalizzazione della Lega su Forza Italia al Nord, della sconfitta per mancanza dei candidati di Forza Italia al Sud, non è affatto risolto il problema della leadership fra Berlusconi e Salvini e qualora dovessero fare un governo Forza Italia e Lega hanno posizioni opposte in politica estera e in politica economica per cui si ripeterebbe in peggio un film già visto. Ciò detto, però, nella sinistra le cose stanno ancora peggio: paradossalmente una proposta di legge elettorale basata sulla coalizione ha portato proprio alla rottura fra il Pd e l’MdP, rottura su tutto, sulla legge anche sul governo Gentiloni.

La materia del contendere, ormai, si è estesa e moltiplicata secondo una nobile tradizione ben conosciuta, lo spirito di scissione. Il casus belli è stato l’apposizione della fiducia. Essa, però, richiede una riflessione della quale fanno a meno tutti coloro i quali parlano (a mio avviso del tutto a sproposito) di colpo di stato e di fascismo. Questo tentativo di legge elettorale era una sorta di “ultimo treno di Yuma”, se essa non fosse passata saremmo andati al limite di una crisi di sistema, con il governo costretto a fare molto peggio che non chiedere la fiducia, cioè un decreto di armonizzazione, con tutte le inevitabili contestazioni. Allora scegliere come metodo di lotta non due o tre voti segreti su punti dirimenti, ma addirittura un centinaio, voleva dire portare alla Camera il corrispettivo della roulette russa nel film “Il cacciatore”. Ora una legge elettorale non è come la finanziaria, dove cambi una cifra da un parte e l’aggiusti da un’altra: se salta un pezzo salta tutta l’impalcatura. A quel punto Pd, FI, Lega e Ap si sono detti (come a suo tempo disse Pertini): “A brigante, brigante mezzo” (ovvero, tu mi metti 100 voti segreti? E io ti rispondo con la fiducia. Operazione del tutto antiestetica, ma non si è mai visto che il ricorso a una gelida operazione di chirurgia regolamentare possa avere una particolare bellezza.

Essa, però, non può nemmeno essere dichiarata un colpo di stato, un attacco alla democrazia, come fanno Bersani e Speranza, e tanto meno fascismo puro, come fanno i grillini che evidentemente il fascismo lo conoscono solo attraverso l’album di famiglia. Ma qui veniamo al punto fondamentale: allo stato fra Pd, Forza Italia, Lega, Alternativa popolare non si può dire con certezza chi ha vinto e chi ha perso (lo diranno i risultati elettorali e le vicende politiche successive). Quello che invece è certo è che tutto questo sommovimento è stato provocato dagli incredibili errori dei grillini, che sono gli unici che hanno perso e hanno perso per insipienza, diciamo così, per non usare la parola più appropriata (coglionaggine).

Nello scontro sulla legge elettorale il M5s più che evocare il fascismo dovrebbe riflettere sul proverbio “chi è causa del suo mal pianga se stesso”. Il M5s era riuscito a concordare un’ipotesi di legge elettorale che sembrava fatta su misura per le sue esigenze politiche ed elettorali, il Tedeschellum, senza coalizioni e con la proporzionale, con una soglia alta di sbarramento. Certo quella legge elettorale era tutta fatta di nominati, ma la polemica su questo nodo dimentica che anche il Mattarellum prevede un’alta quota di nominati. Orbene il M5s era riuscito a stare nel gioco senza sporcarsi troppo le mani e d evitando sia i collegi sia le coalizioni che lo penalizzano. I grillini avevano raggiunto così il massimo risultato politico. Invece hanno preferito buttar via tutto dalla finestra per un eccesso di furbizia, votando a scrutinio semi-segreto un emendamento riguardante il voto in Trentino Alto Adige.

Anche Forza Italia si era trovata di fronte al medesimo problema per l’emendamento presentato dall’onorevole Biancofiore il cui oltranzismo contro gli altoatesini di origine tedesca aveva già fatto molti danni spingendo nel 2013 la Svp ad allearsi con il Pd, il che fu decisivo per la conquista del premio di maggioranza alla Camera da parte della sinistra. Stavolta, saggiamente, per tener fede all’intesa realizzata con gli altri partiti, il gruppo di Forza Italia dichiarava che non avrebbe votato l’emendamento. I grillini, invece, pensavano di essere più furbi di tutti. Per di più un incredibile errore tecnico mise in evidenza che essi votavano davvero l’emendamento anche a voto segreto, fornendo così un rampino ai franchi tiratori. Così essi stessi colpirono e affondarono la legge elettorale che avevano concordato e che era fatta su misura per loro. Di conseguenza, adesso strillano e sbraitano contro tutti ma dovrebbero prendersela innanzitutto con se stessi. Così l’on. Di Maio, che negli ultimi tempi assomigliava in modo impressionante ad Andreotti da giovane, quando a 25 anni era sottosegretario di De Gasperi, adesso deve fare di tutto per ridiventare un rivoluzionario, ma in questo ruolo purtroppo stecca, come ha dimostrato il suo discorso alla Camera. Durante il congresso di Livorno del 1921, quello della scissione dei comunisti, i riformisti gridarono a Bombacci che parlava dalla tribuna “rivoluzionario da temperino”. “Te lo dò io il temperino”, rispose Bombacci estraendo un revolver. Fortunatamente l’on. Di Maio ieri non era così attrezzato, ma ad ascoltarlo veniva proprio spontaneo gridargli “rivoluzionario da temperino”. Per trascinare le masse, Pappalardo permettendo, è l’on. Di Battista ad avere “le physique du rôle”.

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