Gianfranco Librandi MM Notizie 

IL FOGLIO, LETTERA AL DIRETTORE di GIANFRANCO LIBRANDI

Al direttore – Siccome lo sport preferito da molti commentatori è quello di saltare sul carro del vincitore, lodandone le qualità e dicendo tutto il male possibile degli sconfitti, il sottoscritto prova a sfidare il senso comune con l’unica cosa scomoda per costoro: il principio di realtà, il quale rispetto alle elezioni regionali siciliane consiglia a noi sostenitori del Pd e della leadership renziana di non allarmarci troppo. Le elezioni siciliane hanno un significato nazionale? Non ce l’hanno, ma se qualcuno vuole attribuirglielo deve leggere le cose in modo corretto, riconoscendo anzitutto che il Pd ha confermato il consenso di cui godeva cinque anni fa, intorno al 14 per cento. Sono stati anni in cui i democratici siciliani hanno sostenuto la difficile e complessa sfida del governo regionale. La scissione bersanian-dalemiana, sempre più un incomprensibile “soccorso rosso” alle mire di governo di Salvini e Di Maio, ha provocato pochissimi danni al consenso del Pd. La “sfida gentile” impostata dal rettore Fabrizio Micari è stata una iniezione di buona politica e proposte sensate e ha praticato una cesura netta con il passato, con le pratiche clientelari di certa politica regionale. Tutto questo è un patrimonio che resta e resterà nel bagaglio culturale di un grande partito nazionale, diffuso con intensità e percentuali inevitabilmente diverse nelle diverse aree del paese, ma che dovunque esprime una classe dirigente all’altezza delle sfide della modernità e allergica alla demagogia imperante. Il prossimo presidente della regione Sicilia, Nello Musumeci, è un galantuomo che gode e ha goduto di un consenso personale superiore alle forze politiche che lo hanno sostenuto. Ha saputo attrarre a sé anche donne e uomini che normalmente votano per il centrosinistra e ha avuto con sé l’Udc, che nel 2012 aveva portato il suo 10 per cento a Crocetta. Come accade anche in altre realtà regionali, il centrodestra esprime una classe dirigente migliore del “salvinismo”, che purtroppo è ormai il motore di quella parte politica sul piano nazionale. Nonostante il clamore suscitato dallo “sbarco” del movimento Noi con Salvini al sud, con il suo 5-6 per cento la lista promossa dal segretario della Lega insieme a Fratelli d’Italia non verrà certo ricordata come una nuova spedizione dei mille garibaldini. Né si può dire che l’attuale Forza Italia stia rinverdendo i fasti dei tempi in cui il centrodestra faceva cappotto nell’isola. La competizione in tre grandi blocchi ha cambiato le carte in tavola dovunque e la Sicilia non fa eccezione. Quindi calma e gesso, cari “amici e compagni” democratici: siamo più vivi di prima, dopo queste scontatissime elezioni siciliane. Anzi, fatevelo dire da un pragmatico e ottimista lombardo: stiamo meglio di quanto noi stessi immaginiamo.

Gianfranco Librandi, deputato del Pd

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