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Sgarbi: Non ho attaccato il pm Di Matteo. Ho ricordato ciò che ha detto Fiammetta Borsellino, sottolineando di non trasformare gli uomini in eroi

Vittorio Sgarbi:

“Io non ho attaccato il pm Di Matteo. Ho ricordato ciò che su di lui ha detto Fiammetta Borsellino e ho sottolineato che sul piano della comunicazione le minacce di Riina – che erano invettive e tali sono rimaste – sono state rese note per creare un’aura di pericolo e di suggestione intorno al pubblico ministero che ha usato la querela solo per impedirmi di parlare. Ma io parlerò finché avrò voce contando sulla attenzione vigile di uomini straordinari che si ispirano al pensiero di Leonardo Sciascia, come Mauro Mellini, da me citato nella trasmissione Agorà che ha – esattamente come avrebbe fatto Cossiga – denunciato la speculazione dei Comuni italiani – ultimo quello di Genova a guida centrodestra – che si sono profusi in cittadinanze onorarie per il dottor Di Matteo. Le dimissioni per me invocate da pusillanimi del Pd e M5S sono motivo di orgoglio per chi dice la verità e ha sottolineato – come io ho fatto – che non si e’ dato altrettanto rilievo alla parte delle intercettazioni di Riina che denuncia la trattativa Stato-mafia negli affari dell’energia pulite interesse primario di Matteo Messina Denaro. Ascolti bene il pubblico ministero Di Matteo e non si limiti a sentirsi minacciato con il coro di pecore che lo seguono ma indaghi sulla vera presenza mafiosa che ha sconvolto il paesaggio di Sicilia per volontà della mafia in perfetto contrasto con l’art. 9 della Costituzione. Ricordo infine che non io ma Fiammetta Borsellino ha già indicato il depistaggio che vuol dire semplicemente orientarsi da una parte incerta invece che da una parte certa nelle indagini condotte dal dottor Di Matteo su suo padre Paolo. La figlia di Borsellino nel 25esimo anniversario della strage di Via D’Amelio ha indicato le lacune e le omissioni della “procura massonica” guidata all’epoca da Gianni Tinebra che è morto ma dove c’erano Annamaria Paola, Carmelo Petralia e Nino Di Matteo… Il risultato, secondo Fiammetta Borsellino, sono stati 25anni buttati via, anni di pentiti costruiti con lusinghe o torture. Non risulta che Di Matteo abbia querelato la Borsellino ma che abbia invece chiesto di essere convocato dalla Commissione Antimafia per una audizione che e’ stata una arringa difensiva. Il mio intervento ha semplicemente inteso indicare la necessità di non trasformare gli uomini in eroi. Esattamente quanto disse Bertold Brecht: “sventurata la terra che ha bisogno di eroi”. Io non credo e non voglio che la Sicilia sia sventurata.

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