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Cicchitto (AP): Quello di Trump è un altro dei suoi tragici errori commessi in Medio Oriente

Fabrizio Cicchitto Parlamentare Alternativa Popolare e presidente Commissione Esteri Camera dei deputati
“Quello di Trump è un altro dei suoi tragici errori commessi in Medio Oriente”

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Chi scrive è da sempre un amico di Israele. Sia per la storia degli ebrei (la cultura ebraica e la Shoah) sia perché nel Medio Oriente è l’unico paese realmente democratico che abbia anche un altissimo livello tecnologico, Israele esprime livelli altissimi di civiltà. Nel contesto assai drammatico del Medio Oriente, nel quale da anni è in corso una guerra civile tra sunniti e sciiti, in cui conducono un gioco assai pesante potenze della regione quali la Turchia, l’Arabia Saudita, l’Iran e gli emirati, con alle spalle l’intervento variamente modulato degli Usa e della Russia, sarebbe indispensabile muoversi con la massima prudenza, anche perché sono presenti entità terroristiche quali l’Isis e Al Qaeda. Orbene, in questo contesto, Israele aveva tutto l’interesse “a farsi dimenticare”, accentuando il suo processo di sviluppo e stabilendo rapporti profondi e non esibiti con il mondo sunnita, dall’Arabia Saudita, all’Egitto agli Emirati, lavorando anche a un avvicinamento tra l’Olp e Hamas per ammorbidire quest’ultimo, in una logica contrattuale e invece vigilando affinché né lo stesso Hamas né gli Hezbollah facciano un salto di qualità dal punto di vista dell’organizzazione militare. Ebbene tutto questo, insieme al bene più prezioso e cioé una situazione relativamente pacifica in Cisgiordania, a Gerusalemme Est, nella stessa Gaza, è stata buttata per aria da questa decisione di Trump di annunciare lo spostamento dell’Ambasciata Americana da Tel Aviv a Gerusalemme ovest. Da parte di chi approva l’operazione Trump c’è stata un’esaltazione del fatto che questa decisione marcherebbe il fatto in modo decisivo che Gerusalemme sia solo e soltanto israeliana.

Le cose non stanno così: Gerusalemme è prevalentemente ebraica ma in essa da sempre convivono anche palestinesi, cristiani, armeni in una permanente e dialettica coabitazione. È stato giustamente detto da molti che la sistemazione definitiva di Gerusalemme discende dalla conclusione del processo di pace non lo precede. Aver rovesciato i termini della questione sta provocando la ripresa della guerriglia urbana, addirittura con la possibilità della terza Intifada e sta unificando il mondo arabo su posizioni estremiste. Abbiamo anche letto che la decisione di Trump va vista nel rapporto preferenziale fra Israele e gli Stati sunniti: sta avvenendo esattamente il contrario con il rischio d’innescare anche fenomeni terroristici di tipo diverso da quelli dell’Isis e di Al Qaeda. In più questa iniziativa di Trump toglie agli Usa il ruolo di grande mediatore nel Medio Oriente e anzi consegna sempre di più le possibilità di azione politica di Putin. Se poi Trump pensa, in una chiave del tutto mercantile, che partendo da questa concessione a Israele ciò favorirebbe la trattativa, vuol dire che non ha capito che un conto è vendere palazzi, un altro conto è il confronto politico che avviene con la partecipazione di masse rilevanti di popolazione. Non vogliamo credere a quei osservatori statunietnsi che attribuiscono a Trump una gigantesca operazione diversiva per allontanare l’attenzione dal Russiagate. Dopo il dissennato intervento di Bush junior in Iraq, l’attacco a Gheddafi del 2011, quello di Trump ci sembra un altro dei tragici errori commessi dagli Usa nel Medio Oriente.

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