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Bisignani a IL TEMPO: Il cartellino rosso va dato a Giacomelli

Il commento Se i profili Facebook «in giallorosso» sono davvero suoi va radiato. L’arbitro è come il giudice: non deve solo essere imparziale, ma anche apparirlo

Caro Direttore, essere laziali significa anche resistere a ogni tipo di angheria in campo e fuori, senza che la nostra fede e il nostro attaccamento alla maglia possa essere piegato. Lo so bene sulla mia pelle, da quando non avevo ancora dieci anni. Rientrato a Roma da Buenos Aires, dove mio padre era un dirigente della Pirelli, ho soggiornato per un periodo all’albergo Ritz di Piazza Euclide, dove scendeva in ritiro la Lazio di Juan Carlos Lorenzo, grande allenatore argentino di quel periodo. “Pascolando” nella hall divenni una sorta di interprete tra il Mister e i giocatori. Successe che Lorenzo venne squalificato ingiustamente per quattro giornate. Non essendoci ancora i telefonini, venni chiamato a fare il raccattapalle per essere utilizzato da collegamento tra la tribuna e il suo secondo, il mitico portierone Bob Lovati. Saltai il fosso talmente tante volte durante una partita chiave con l’Inter mondiale di Helenio Herrera, che stramazzai sul tartan al 90° minuto. Trasportato d’urgenza in ospedale diagnosticarono peritonite e venni operato d’urgenza. Visto che si perse tempo, l’arbitro diede un rigore inesistente per i nerazzurri che il nostro portiere Idilio Cei deviò magicamente in angolo permettendoci una storica impresa grazie ad un goal del piccolo Alberto Mari. Da allora di ingiustizie ne ho viste davvero tante: espulsioni con conseguenti squalifiche, chiusura delle curve, interpretazioni eccessivamente punitive per le intemperanze di alcuni facinorosi. Gli organi europei, sempre inflessibili in particolare con noi, ci tolsero addirittura anche la gioia di giocare Coppe Europee. Attacchi personali inoltre ai nostri presidenti e ne cito tre per tutti: Umberto Lenzini , Sergio Cragnotti e Claudio Lotito. Quest’ultimo, unico di tutta la serie A che si è battuto davvero per un corretto rapporto con le tifoserie e forse, proprio per questo, dileggiato dai suoi colleghi di serie A e B, moralisti solo quando fa comodo. Ma noi laziali siamo uniti, resistiamo e soffriamo. Oggi però è la volta che reclamiamo una parola definitiva. E perciò dobbiamo pretendere dal Procuratore Federale Giuseppe Pecoraro e dalle Autorità competenti di accertare l’identità del profilo Facebook che si cela sotto il ridicolo pseudonimo irlandese di “Jack O’Melly”. E se è vero, come peraltro sembra, che altri non è che l’Arbitro Giacomelli allora dovrebbe essere radiato. Perché, per il bene del Campionato e dei milioni di tifosi italiani che credono nel calcio, se non si prendesse una decisione esemplare su di lui e soprattutto verso chi l’ha designato all’Olimpico per arbitrare una partita chiave della Lazio in corsa verso la Champions, il tutto risulterebbe inaccettabile e davvero poco serio. Così come per i magistrati, anche per gli arbitri si dovrebbe pretendere che siano neutrali e apparire tali anche nei loro comportamenti. Forza Lazio.

di Luigi Bisignani

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