Bisignani LuigiLuigi Bisignani MM Notizie 

Bisignani a IL TEMPO: “Il Papa manda in soffitta anche la Notte Santa”

Natale mai così sottotono a San Pietro. E Bergoglio accorcia pure la benedizione

Luigi Bisignani a IL TEMPO: “Il Papa manda in soffitta anche la Notte Santa”

Caro direttore, per la tradizione cattolica, è sempre stata «la notte santa». Nell’emisfero Sud, nell’America Latina, la chiamano «la noche buena», la notte di Natale. Fino ad appena due-tre anni fa,la Notte Santa riempiva anche le strade di Roma di persone che,dopo la cena natalizia, andavano in chiesa per la messa di mezzanotte, quella della nascita di Gesù, che faceva echeggiare nei cieli notturni di tutto il mondo cattolico, non appena veniva intonato il Gloria in excelsis Deo et pax in terra hominibus bonae voluntatis (non per nulla chiamato «il canto angelico» risuonato per la prima volta nella Betlemme di 2017 anni fa) del suono di mille campane. E poi c’erano i canti delle varie tradizioni popolari… Tutto finito. Trovare una messa di mezzanotte a Roma, la notte di Natale, è diventato un rebus. Persino quella in San Pietro,cuore ed «esempio» per la cristianità, è iniziata quest’anno alle 21,30: i fedeli, per ovvie ragioni legate ai controlli di sicurezza,dovevano essere in basilica già dalle 19,00. E infatti la navata era semi deserta perché tra la famiglia, riunita per la cena, e la Messa i fedeli hanno scelto la prima. E così, tra chiese semivuote, campane mute, e messe natalizie sbrigate nella prima serata (tra le 20,00 e le 22,00: poi, buio, silenzio e strade deserte) come fastidiose pratiche burocratiche da timbrare senza fatica anche il Natale sta abbandonando le nostre terre. Il 25 dicembre, poi, la diretta in mondovisione della Rai, tra l’infinita scelta di musi che natalizie offerta dal patrimonio culturale cristiano, si è aperta con un Last christmas in versione chitarrata e tamburelli, cantata da un coretto di stonati verosimilmente registrati in una non meglio precisata versione live, con una regia concentrata sulle uniformi della banda dei carabinieri e quelle delle guardie svizzere (che al Papa offrivano quegli «onori sovrani» previsti dai Patti Lateranensi e che il commentatore sbrigava come semplici «onori militari»), il Papa che ha «accorciato» la formula della benedizione urbi et orbi alzando la mano, al momento di benedire per dare ai presenti l’indulgenza, e sbrigandosela con un «padre, Figlio e Spirito Santo» come per un Angelus domenicale. Questo Natale andrà, nei nostri pensieri, a raggiungere le regioni della nostalgia: quella per un Paolo VI che impavido, anche quando l’artrite reumatoide che lo faceva soffrire aveva raggiunto il culmine, celebrava a mezzanotte i riti della tradizione millenaria della Chiesa, per un Giovanni Paolo II che fino al suo ultimo Natale nulla aveva ceduto a favore dei mille dolori che lo facevano soffrire, quella per Benedetto XVI che imperterrito aveva continuato a celebrare nel 2007 anche quando una scriteriata ragazza svizzera aveva fatto cadere lui e il cardinale Etchegaray… Altri tempi e, forse, altri cattolici. Che tristezza però.

Related posts