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Luigi Bisignani a IL TEMPO: “Cosa vogliono Silvio e Matteo”

Luigi Bisignani a IL TEMPO: “Cosa vogliono Silvio e Matteo”

Caro direttore,in vista del 4 marzo Berlusconi e Salvini dovrebbero smetterla di fare i furbetti del parlamentino. Dichiarazioni ufficiali a parte, è evidente ormai che Silvio punta ad un super accordo con quello che resterà del PD e Salvini ad un’alleanza di governo con Forza Italia o il M5 stelle, secondo le convenienze. Così però rischiano di farsi male. Al Cavaliere siglare accordi chiari, come chiede il leader della Lega, anche con la Meloni e il ben arrivato Cesa conviene. Il primo Bossi,Casini e Fini,sono stati errori da non ripetere. E farebbe bene a sottoscriverli senza trucchi pure Salvini. Con nonno Silvio non ci sono calcoli politici che tengano: è riuscito a fare fuori cinque segretari del Pd (Veltroni,Franceschini,Bersani,Epifani e perfino Renzi che gli stava simpatico) ,figuriamoci se non riesce a polverizzare quello della Lega. Berlusconi ha il coltello dalla parte del manico perché Forza Italia è sopra il Carroccio nei sondaggi ed è un partito radicato a livello nazionale, la Lega no. Su fisco e immigrazione le posizioni sono di fatto coincidenti, per l’aliquota della Flat tax si trova la quadra facilmente e sui migranti cambiano solo i toni dei due leader,non la sostanza. A dividerli, forse, è solo l’Europa e l’euro. Uscirne,come vorrebbe forse la Lega,è oggettivamente impensabile. E se il problema sono i rapporti con la Merkel e il Ppe o il ruolo di Antonio Tajani al Parlamento Europeo, Matteo sa bene che sono necessari per addolcire i partner internazionali e che convengono anche a lui. Resta il nodo Regioni: Salvini vuole imporre a tutti i costi i suoi in Friuli Venezia Giulia e magari Sergio Pirozzi nel Lazio. Ma in entrambi i casi, come pure in Lombardia dove scade il mandato di Roberto Maroni,la proposta spetta a FI. Salvini deve tenere a mente la morale di Esopo ‘chi troppo vuole nulla stringe’. A meno che la sua ambizione non sia quella di far perdere Berlusconi, correndo il rischio di diventare un Bertinotti qualsiasi che fece perdere Prodi e poi scomparve.

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