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Luigi Bisignani a IL TEMPO: Occasioni sprecate

Caro direttore,le liste di Forza Italia, a parte i soliti noti, sono purtroppo infarcite da mezze calzette e traditori, ma poi tutti a stupirsi di come Renzi ha definitivamente fatto a pezzi il Pd. Non è stata certo una sorpresa per Paolo Madron e per me che, già nel 2015, nei giorni di esaltazione nazionale del ragazzo di Rignano in un libro scrivevamo: «Si comporterà come sempre ha fatto: piazzare i suoi uomini, distruggere quelli che ritiene suoi avversari e tarpare le ali agli amici che emergono troppo». Come dice Berlusconi, «Renzi ha annientato in Italia il maggior numero di comunisti e gliene va dato merito». Ma il suo errore non consiste nella distruzione del Pd, né nella sua arroganza: lo sbaglio è stato quello di non aver avuto il coraggio di fare davvero quel salto di qualità che tanto sbandierava. Chissà perché, ma si era convinto che il simbolo del Pd lo avrebbe aiutato nel suo onnipotente disegno. Invece, già da tempo, avrebbe dovuto rompere ogni indugio e fare il Partito di Renzi raccogliendo l’entusiasmo attorno alle elezioni europee e di tutti quelli che, credendogli, hanno votato «sì» al referendum. Non l’ha fatto. Ed aver messo nel cassetto, soprattutto per colpa del Cavaliere il patto del Nazareno gli è stato fatale. Non ha voluto né le elezioni anticipate, nelle quali avrebbe stravinto, né ha pensato di ritirarsi per un periodo, come ha fatto Enrico Letta. Una miopia politica incredibile. La stessa di Andreotti che nel 1991, dopo la scissione comunista nel congresso del Pci di Rimini che diede vita a Rifondazione Comunista, non ebbe il coraggio di andare ad elezioni anticipate. E fu la fine della Prima Repubblica. Siamo al termine del renzismo? Laddove il Cavaliere,con liste davvero innovative, come aveva promesso avrebbe potuto stravincere,non l’ha fatto, è forse perché in fondo al cuore preferisce una vittoria a metà per resuscitare, magari proprio lui, Renzi? A danno di Salvini e Meloni che sulle liste hanno fatto meglio di lui. Quarta gamba amputata.

di Luigi Bisignani

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