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Luigi Bisignani a IL TEMPO: Calenda greca

Caro direttore,dopo l’annuncio dello scorporo della rete di Tim, il Ministro twittarolo Calenda ha subito ululato che si trattava di un fatto epocale. Quasi una fake news a beneficio della campagna elettorale e dell’andamento del titolo in Borsa. Il dopo voto farà disilludere non solo gli elettori ammaliati dalle promesse sparse da destra a sinistra,ma anche chi per un attimo )ha pensato,con l’infervorato Calenda,che fosse giunto a soluzione il problema della dorsale delle telecomunicazioni. Nell’agenda del gruppo,prima dell’eventuale scorporo che andrà avanti per anni, ci sono altri grattacapi. Come la cessione di Persidera, la società delle frequenze posseduta da Telecom Italia al 70% che Bruxelles ha imposto di vendere per motivi di antitrust. La cessione si sta rivelando uno scoglio arduo. Per come stanno le cose, l’unico acquirente possibile è la cordata che vede Rai Way partner industriale. L’altro, EiTowers, appartenendo a Mediaset di cui è azionista lo stesso Vivendi, è fuori gioco,sempre per motivi di antitrust. E quando c’è un solo acquirente,il prezzo non lo decide certo il venditore. Chi sta cercando di sbrogliare queste matasse è Arnaud de Puyfontaine,che dopo un anno alla guida di Telecom ha capito meglio di tutti come nascono i problemi nel nostro paese. A patto di soppesare bene i consigli provenienti da consulenti,come Claudio Tesauro, Presidente di Invitalia, che bazzica anche in altre aziende pubbliche dispensando pareri e suggerendo manager esterni. Di consiglieri esterni non ne può più neppure l’ad di Tim, l’israeliano Amos Genish, da quando il suo boss Bolloré gli ha messo come segugio Michel Sibony, soprannominato“il legionario” per le delicate operazioni nel settore logistico concluse nell’Africa nera. Ormai tra loro due volano gli stracci. Il ras bretone sta capendo che fare industria in Italia,con sindacati e fornitori come Sirti e Sielte sul piede di guerra,è molto più difficile dello speculare in finanza,soprattutto ora che i suoi vecchi sodali di Mediobanca,con Alberto Nagel in testa, contano davvero poco.

di Luigi Bisignani

N.B. A proposito di mercato, a tutti quei rosiconi che si scandalizzano per le vagonate di euro che portano a casa tra gli altri i vari Montezemolo, Della Valle, Punzo, Bombassei, Seragnoli, Cattaneo e Banca Intesa di Micciché per la vendita di Italo,sarebbe il caso di ricordare le difficoltà superate, il rischio imprenditoriale affrontato ma soprattutto le angherie che per anni hanno subito dal ferroviere monopolista Mauro Moretti. Viva la concorrenza che ha fatto l’Italia più veloce

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