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Schifani (FI) a LA SICILIA: «Il disagio genera disastri prima il crocettismo, ora il grillismo»

Intervista di Renato Schifani (Forza Italia ex presidente del Senato) a La Sicilia:

Senatore Renato Schifani, a Gela ha detto: «Il contributo della Sicilia sarà essenziale, la sfida nazionale si vince al Sud». Cos’è, un modo per motivare le truppe o un rito per scacciare lo spettro del sorpasso della Lega? «Il vento che spira in Sicilia è azzurro. Forza Italia veleggia verso il 25%, anche oltre. Questo consenso, unita- mente a quello che arriverà da altre regioni del Mezzogiorno, bilancerà una certa crescita della Lega al Nord registrata dagli osservatori. Probabilmente c’è un certo elettorato di destra che guarda con più attenzione a posizioni forti e intransigenti sui temi dell’immigrazione e della sicurezza così come prospettate da Salvini». Su questi temi Forza Italia poteva dire “qualcosa di destra”? «Noi diciamo qualcosa di destra. Ed è una destra illuminata, ma concreta e realistica. Berlusconi ha parlato di rimpatrio di molti extracomunitari e di regole più chiare su immigrazione e sicurezza. Ma il nostro è un program ma non urlato, ragionato. Ed è anche responsabile, perché guarda all’esigenza umana dell’accoglienza e alla solidarietà. Oggi l’immigrazione non è soltanto trasmigrazione di delinquenti, è anche un fenomeno storicopolitico mondiale». Ha detto che «Salvini non è Bossi». La vittoria è il miglior collante, ma le contraddizioni interne al centrodestra esploderanno dopo il voto? Magari col governo di larghe intese… «La posizione di Forza Italia è chiara ed è condivisa da autorevoli esponenti della sinistra, da Renzi a Veltroni: se non c’è una maggioranza si torna al voto. Le larghe intese sono soltanto nei retroscena dei giornali. Il Paese ha bisogno di un governo politico stabile. Non di un esecutivo che amministrerebbe ma non governerebbe». La sfida, soprattutto nei collegi siciliani, è fra centrodestra e M5s. Perché, nonostante tutto, l’offerta politica dei grillini ha così tanto appeal? «Il nostro impegno è sconfiggere i grillini, così come alle Regionali. Sono un avversario invisibile: né struttura di partito, né organigramma, né un vero programma. Il movimento è un raccoglitore di disagio sociale da un’area di dissenso non ideologizzata e trasversale. Quel disagio che ci ha lasciato i disastri del crocettismo e del suo malgoverno e che ora sta alimentando il grillismo. Galli della Loggia parla di “partito del 58%”: il 30% del non voto e il 28% del M5S anch’esso espressione del malessere contro il sistema dei partiti. Questi ultimi giorni sono decisivi per convincere gli indecisi o chi vorrebbe votare per il movimento del nulla, dell’incompetenza, della paura. Il futuro si sceglie con la fiducia alla concretezza, non col voto di rabbia». Sembra di capire che non tema più di tanto la concorrenza del Pd… «Analizzando i dati regionali, tutti abbiamo notato come su Micari ci sia stato un voto in uscita: il candidato presidente ha avuto l’8% in meno della coalizione guidata dal Pd. Queste preferenze, attraverso il voto disgiunto, sono andate al grillino Cancelleri. Gli osservatori mi confermarono che questa deriva si sarebbe consolidata, alle Politiche, su un voto dell’elettorato di centrosinistra per i cinquestelle. Oggi analizzando la situazione interna al Pd, senza voler fare polemica in casa altrui, mi pongo un quesito: la nuova area dei cosiddetti Partigiani voterà ancora Pd?» Ma quella del Pd renziano è una mutazione genetica? «Quando Berlusconi dice che Renzi non è espressione del vecchio Pci sostiene il giusto. Il segretario del Pd è diverso dai suoi predecessori. E questo fatto ha determinato la curiosità e l’appetito di soggetti provenienti dall’area moderata. Molte di queste operazioni, però, conoscendo i soggetti, sono il frutto di scelte di carattere personale e talvolta opportunistico. Cosa c’è dietro?». In compenso c’è anche un certo traffico in senso opposto. Lei ha benedetto il “ritorno alla casa del padre” del gruppo Firrarello-Castiglione… «No, parliamo di cose diverse. Quando l’amico Misuraca, storica espressione di Forza Italia a Palermo, prende la tessera del Pd contraddice il suo passato. Firrarello, che non ha abiurato Berlusconi, torna alla casa madre. Altri soggetti, premiati da Forza Italia al governo, vanno con Renzi rinnegando il passato e offendendo addirittura pubblicamente Berlusconi sotto il profilo personale». Con il Pd, però, Forza Italia dialoga già in Sicilia. Il “Nazarenino” che ha portato all’elezione di Miccichè all’Ars ne è la prova. «Quello, se c’è stato, è un dialogo d’aula e di responsabilità. Non mi pare che il Pd, né nella sua interezza né nella sua ufficialità, abbia dato indicazione di voto per Miccichè, al contrario di quanto invece fatto dai due deputati del movimento di Cardinale con responsabile scelta». A proposito di Regione. Riusciranno mai a incontrarsi le due linee parallele del Musumeci sobrio e rigoroso e del Miccichè sanguigno e gaffeur? «Musumeci e Miccichè hanno caratteri e forse anche modi di porsi differenti. Ma hanno identica responsabilità e maturità politico-istituzionale». Negli scorsi giorni è stato esitato il Documento di economia e finanza regionale. Armao parla di «una nuova stagione negoziale» con Roma. «La recente adozione del Defr costituisce un primo gesto forte di discontinuità rispetto al passato, distinguendosi da governi supini nei confronti dello Stato centrale che ha nel tempo depauperato le prerogative finanziarie e politiche della Sicilia. E sicuramente il futuro governo di centrodestra sarà sensibile a questi temi perché Berlusconi ha sempre avuto a cuore la nostra terra». Il governo Musumeci ha appena tagliato il traguardo dei primi cento giorni. Come lo giudica? «Quello di Musumeci, purtroppo, attualmente si presenta come il governo delle emergenze. Ha dovuto fronteggiare gravi problemi: rifiuti, acqua, crisi finanziaria e occupazionale. Saggiamente ha rinviato le nomine del sottogoverno a dopo le Politiche. Ora sono certo che, subito dopo il voto, messi a regime i temi delle emergenze, si passi a un piano di rilancio della nostra terra con misure adeguate che restituiscano ai nostri giovani la speranza nel futuro persa a causa del disastroso governo delle sinistre». Ma secondo lei, per dirla alla Celentano, Musumeci è “lento” o “rock”? «Credo che Musumeci abbia il passo del podista. Lo stesso di quando per due legislature ha amministrato la Provincia di Catania: è partito lento, ma è arrivato lungo. E ha fatto bene»

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