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Bisignani a IL TEMPO: Cav ostaggio dei frenatori

La grande rincorsa del Cavaliere zavorrata dal club dei frenatori

Caro direttore, a Berlusconi il suo cerchio magico ha impedito di fare Berlusconi. Il Cavaliere è stato superato dalla Lega perché posto in un regime di semilibertà che l’ha allontanato da tutti, soprattutto da quel mondo che nessuno come lui sapeva ammaliare. Isolato tra Arcore e studi televisivi, mandato in onda fino alla nausea anziché solo nelle ultime settimane, come aveva fatto nel 2013 per il referendum e per le amministrative siciliane. I nuovi consiglieri, essi stessi chiusi in un bunker a gestire l’immagine dell’uomo più popolare d’Italia, hanno voluto, magari per motivi di salute e forse in buona fede, distaccarlo anche da coloro che per anni lo avevano consigliato. Il modesto risultato di domenica non ci sarebbe stato se Berlusconi avesse seguito il suo istinto. Niente bagni di folla, magari con qualche eccezione in qualche città del Sud, le liste elettorali non rinnovate con millennials, professionisti, uomini di cultura ed imprenditori. In centinaia sono andati a Villa Gernetto, tutti protagonisti di un’Italia nuova, affascinati da Berlusconi, e sicuri di essere valutati per entrare in Parlamento. Tutti cassati. Le liste, in pratica, sono state terreno di ripicche e diktat, senza alcuna strategia. Una lotta, all’arma bianca, che ha finito per tener fuori candidati che avrebbero portato voti dal territorio e per dare all’elettore la percezione che Forza Italia fosse diventata terra di conquista di piccoli clan senza storia e senza voti. Per non parlare della legge elettorale, fortemente voluta dagli strateghi di Arcore per favorire, come è avvenuto, la Lega di Salvini che ha fatto poi man bassa dei collegi più sicuri, ridimensionando anche i coraggiosi patrioti di Fratelli d’Italia e la cosiddetta Quarta Gamba nata amputata. Berlusconi però, per ciò che gli è stato consentito, ha dato il massimo come un vero leone in battaglia. Ha messo sul tavolo le idee migliori, salvo fermarsi all’ultimo miglio e magari lasciandosele sfilare dagli altri che, invece, le hanno portate fino in fondo e proprio per quelle hanno vinto. Chi per primo ha parlato di rimpatri dei clandestini? Berlusconi, ma è diventata una battaglia di Salvini. Chi di Flat tax? Berlusconi, ma ha preso quota solo quando è diventata la bandiera della Lega. La stessa scelta di Antonio Tajani, candidato premier, è stata vista come una cessione al compromesso, in un momento in cui vincono i duri e puri. Per cinque anni la sua classe dirigente è stata solo a pensare a come farsi ricandidare a fine legislatura piuttosto che a lavorare a un’idea, a un progetto. Per anni, mentre Salvini, Meloni, Di Maio, Di Battista e lo stesso strapazzato Renzi battevano l’Italia città per città, in pochissimi di Forza Italia si sono fatti vedere fuori dai palazzi a tastare il polso della gente. Mentre gli altri sfornavano proposte e idee, ancorché sbagliate, Forza Italia non aveva una linea, e nessuno il coraggio di prendere posizione sui temi che si ponevano anche all’attenzione del Parlamento, dove i gruppi si sono molto spesso astenuti. E già adesso, quelli sicuri della riconferma, pensano più che altro ad accaparrarsi ipotetici posti di governo con la Lega, senza considerare che se la coalizione di centrodestra è prima non lo è certo per i voti di Forza Italia. Il partito è in coma, ma non sembra interessare a nessuno. Sono tutti troppo vecchi per pensare al futuro. A loro basta il presente. E ancora una volta, nonostante tutto, se la sono cavata grazie a Berlusconi. Un partito evidentemente destinato a spegnersi insieme a lui. Gli altri certo non li ricorderà nessuno. Sarebbe il caso però che Salvini si ricordi che anche lui, come ieri Bossi e poi Fini, è stato sdoganato proprio da Berlusconi.

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