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L’europeismo riformista di Carli. Dal Sole 24 Ore il ritratto di un modernizzatore colto, rispettato e allergico a furbizie e ipocrisie

L’europeismo riformista di Carli. Dal Sole 24 Ore il ritratto di un modernizzatore colto, rispettato e allergico a furbizie e ipocrisie

di Romana Liuzzo (presidente della Fondazione e del Premio Guido Carli) delle pagine de Il Sole 24 Ore

Una volta i paradisi fiscali erano solo in qualche sperduta isoletta del Mar dei Caraibi. Oggi sono nel cuore dell’Europa e si chiamano Polonia, Ungheria, Romania, Bulgaria, Repubblica Ceca, Slovacchia. Sono partner dell’Unione, ma si comportano da «sorellastre». Se l’Ue è una famiglia, allora questo è il classico caso di «parenti-serpenti». Attirano le aziende con la prospettiva di tassazioni vicine allo zero e bassi costi di produzione. Fanno concorrenza sleale alle economie dei Paesi più avanzati, come l’Italia. Così, in assenza di riforme che introducano un’armonizzazione fiscale, le fabbriche chiudono e vanno dove è più conveniente. Non era questa l’Europa che sognava Guido Carli, mio nonno, quando da ministro del Tesoro firmò il Trattato di Maastricht, il 7 febbraio 1992. Ero una ragazza, e dai suoi racconti avevo netta la sensazione che qualcosa di epocale stesse accadendo. Per Carli l’unione monetaria era una rivoluzione. Il suo modello europeista non contemplava opportunismi, l’adesione al mercato unico significava condividere un destino. Camminare insieme, non sgomitare. L’Europa di mio nonno era l’antitesi della slealtà. Lui stesso era allergico a ogni furbizia o ipocrisia. Fu l’ispiratore della legislazione antitrust. Chiedeva al ceto produttivo italiano di dimostrare etica pubblica, di considerare lo Stato come un’entità superiore, non come «uno strumento da utilizzare». Portò con sé questi valori a Maastricht. Ma, a distanza di tanti anni, non se ne ritrova più traccia. Questa di oggi è l’Europa degli egoismi. Quella di Guido Carli metteva al centro la solidarietà, la crescita, l’individuo . Se oggi l’Europa ha tradito l’idea originaria suscitando polemiche e critiche, la soluzione non è abbandonare il progetto comunitario, ma riscoprire i suoi valori. La Fondazione Guido Carli darà il suo contributo promuovendo la memoria di un grande italiano e di un convinto europeista.

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