SchifaniNota Stampa Renato Schifani 

Schifani (Forza Italia) a IL MATTINO: «L’asse nordista va fermato Forza Italia riparta dal Sud»

NOTA STAMPA

«Asse nordista, serve più equilibrio»

Schifani: ma no al partito unico, al Sud non vanno dispersi i risultati Fi

di Valentino Di Giacomo

«Il Sud ha dimostrato ancora una volta di credere in Silvio Berlusconi, i dati in tutto il meridione hanno attestato in maniera evidente come questi territori si fidino dei progetti del nostro leader». L’ ex presidente del Senato, Renato Schifani, è convinto che Forza Italia prima di tutto debba ripartire dalla forza del Mezzogiorno, lì dove il partito ha raggiunto una mole di consensi anche doppia rispetto ad alcune regioni del Nord.
Presidente, il suo partito sembra ormai aver preso la direzione della Lega, tra di voi c’è chi non fa neppure mistero di voler creare un partito unico con Salvini. «Io ripartirei da una Forza Italia del Sud che con i suo i numeri dimostra che ancora oggi la nostra identità è forte e credibile, oltre che ben distinta da quella della Lega. Non farlo significherebbe trascurare un patrimonio d’identità e di coerenza storica che i nostri milioni di elettori del Mezzogiorno continuano a riconoscere a Silvio Berlusconi. Si tratta di un terreno fertile di consenso dal quale occorrerà ripartire per eliminare la distanza che in questa competizione abbiamo subito nei confronti della Lega». Molti colleghi di partito del Nord non saranno d’accordo, lo sa? «È naturale che gli amici di partito eletti al Nord nel maggioritario grazie all’alleanza con la Lega, tra l’altro in territorio dove i governi regionali sono a trazione di quel partito, manifestino naturali tendenze alla omologazione. Non ci trovo nulla di strano, ma ritengo che la forza del centro destra sia sempre consistita nell’alleanza di varie anime che unite da identici valori fondanti, ma con visioni differenti su alcuni punti non strategici ci abbiano consentito, per l’appunto, di intercettare maggiori consensi grazie alla diversa articolazione delle nostre proposte. Fino ad oggi Berlusconi ha dimostrato grande capacità di sintesi tra queste anime, ora vedremo se Salvini saprà fare altrettanto». Cosa è mancato al centrodestra per cogliere un risultato migliore? «Sono d’accordo con Micciché che proprio su queste colonne ha affermato ieri che è mancato un programma più dettagliato per il Mezzogiorno, occorreva essere più specifici affrontando i temi endemici della disoccupazione giovanile, delle infrastrutture e della burocrazia. Proposte mirate, articolate e convincenti». E invece hanno sfondato i 5 Stelle nonostante anche lei si sia battuto duramente contro di loro in un’aspra campagna elettorale. «È vero, nonostante gli sforzi dei nostri candidati, i grillini hanno raggiunto un risultato considerevole. Abbiamo cercato per esempio di spiegare con i nostri mezzi come un governo grillino avrebbe introdotto, fra le altre cose, persino le adozioni da parte dei gay sconvolgendo il modello di famiglia tradizionale particolarmente avvertito al Sud. È stata un’onda che ha travolto tutto e tutti». Lei aveva definito il grillismo un fenomeno non politico, ma di disagio sociale. Ne è ancora convinto? «Purtroppo temo che i fatti mi abbiano dato ragione. Senza giri di parole, si tratta di una rivoluzione, ma democratica ed espressa attraverso il voto. L’intero Mezzogiorno in maniera silente, senza riunioni di partito, senza comizi, ha votato in massa per loro. È un messaggio che non va sottovalutato perché il meridione ha lanciato un grido d’allarme molto forte che deve preoccupare tutti. È un segnale di sfiducia nei confronti dei partiti tradizionali ed in particolare verso il Pd». Se l’asse di Forza Italia però si sposta al Nord vuol dire che il messaggio non è stato recepito? «Io non ce lo vedo un partito del Nord, vedo solo Forza Italia e poi una Lega che in maniera intelligente ha abbandonato i temi della Padania venendo a dragare voti di destra in meridione. Resta il punto fermo che i consensi da noi raggiunti al Sud andranno preservati non certo per mero campanilismo, ma per il rispetto che dobbiamo alla nostra storia e ai nostri elettori». Non vi risulta difficile incidere all’interno di Forza Italia visto che sono anni che Berlusconi si circonda di dirigenti provenienti dal Nord? «Il presidente Berlusconi non ha mai fatto scelte in funzione delle appartenenze geografiche, ma è vero che purtroppo, per mera casualità, il nucleo dirigenziale ristretto che collabora di fianco a lui è composto da politici del centro-nord». Si parla di Mara Carfagna come prossimo capogruppo. La discontinuità verso il Sud può cominciare dalla sua nomina? «Brunetta da capogruppo ha dimostrato di essere persona autorevole e preparata, ha svolto un ottimo lavoro in questi anni. Si tratta di un’ipotesi da prendere in considerazione solo nel caso in cui lui dovesse andare ad occupare una poltrona di governo, allora Mara potrebbe essere un’ottima soluzione, così come potranno esserlo altre figure altrettanto valide». Lei ha partecipato in passato alle consultazioni sia da capogruppo che da presidente del Senato, ora come si sbroglierà questa matassa? «Temo che questa legislatura p ossa essere abbastanza breve per l’assenza di una maggioranza politica uscita dalle urne. Sarà quindi molto complesso riuscire a varare un programma dilungo respiro. Ritengo però che il Pd non abbia grande interesse al ritorno immediato al voto perché consumerebbe ulteriormente la propria crisi interna ed invece ha necessità di riorganizzarsi. È il Pd che individuo come ago della bilancia per consentire l’avvio della legislatura con una ipotetica astensione a favore del Movimento 5 Stelle o del centrodestra».

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