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Fabrizio Cicchitto a LIBERO: Il Cavaliere ha perso per i troppi zig zag

Fabrizio Cicchitto (Civica Popolare) dalle pagine di Libero Quotidiano

Caro Direttore,sono così lontano dal nutrire i sentimenti rancorosi tipici dell’ex che reputo un disastro per la democrazia quella che è stata la più grave sconfitta politico-elettorale a cui Berlusconi è andato incontro da quando è sceso in politica. Ovviamente, a mio avviso, la seconda catastrofe è costituita dal fatto che il PD è andato sotto il livello di guardia del 22-23%. In occasione delle altre sconfitte elettorali (nel 1996, nel 2006, perfino nel 2013) la leadership di Berlusconi sul centro-destra non era mai stata in discussione. Oggi certo il centrodestra è al 37% ma a guidarlo non è Berlusconi. Salvini è portatore di un progetto globale lontano mille miglia da quello di cui si è fatto portatore anche in questa campagna elettorale Berlusconi e perdipiù ha incuneato in Forza Italia un nucleo politico a lui legato che è foriero di altri guai per il futuro.

La questione però deriva da scelte che risalgono addirittura al 2011. Infatti dopo una attenta riflessione mi sono convinto che l’esplosione del grillismo nel febbraio del 2013 è discesa dalla scelta di Napolitano di impedire le elezioni nel 2011 e di imporre il decollo del governo Monti lacrime e sangue nel 2012. Non condivido la teoria su Napolitano golpista, ma non è questa l’occasione per sviscerare il tema. Paradossalmente con quella decisione Napolitano colpì specialmente Bersani e il PD, che quasi sicuramente avrebbero vinto le elezioni nel quadro del mantenimento della dialettica bipolare. Invece il PDL e il PD furono costretti ad appoggiare tutte le misure lacrime e sangue di Monti e fu su quel nodo che saltò il bipolarismo. Così il PDL perse 6 milioni di voti, il PD 3, esplose il Movimento 5 Stelle che risultò essere addirittura il primo partito.
A quel punto Berlusconi capì che l’unica via d’uscita di fronte a questa crisi del bipolarismo era il governo delle larghe intese. Invece Bersani perse 50 giorni per tentare il governo del cambiamento con i grillini. Il governo Letta-Alfano fu una vittoria politica di Berlusconi che non a caso fece questa dichiarazione assai impegnativa: <<Abbiamo fatto tanto per dare all’Italia un governo e avviare le riforme per la ripresa e questo non può essere messo in discussione in pericolo per una sentenza infondata e iniqua, dobbiamo sforzarci per tenere distinte le mie vicende personali dal governo e dalle riforme. Mi rendo conto che lo sforzo non è facile soprattutto per me>> (9 maggio 2013, Ansa che riprende un’intervista di Berlusconi al TG5). Senonché questa linea vincente fu del tutto rovesciata qualche mese dopo sotto la pressione dei falchi del PDL per cui accadde tutto quello che sappiamo, compresa la secessione di Alfano e di NCD.

Viste le cose retrospettivamente, caro Direttore, spero che lei non si scandalizzi se scrivo che paradossalmente Alfano fece un favore a Berlusconi perché evitò che la decisione di ritirare l’appoggio al governo Letta provocasse una crisi totale ed elezioni anticipate: in quel caso l’esplosione grillina sarebbe avvenuta allora di fronte al fallimento sia del PDL-Forza Italia sia del PD. Invece Alfano e NCD salvarono la legislatura e così Forza Italia poté fare il partito di lotta e di governo. Quando Renzi conquistò la segreteria del PD Verdini da falco divenne colomba e propiziò il patto del Nazareno, che consentì a Berlusconi di rientrare nel gioco come uno dei protagonisti della riforma elettorale e costituzionale. Per parte sua Renzi risultò una sorta di paradossale erede di Berlusconi sul terreno mediatico, segnò una grande novità politica e risultò agli occhi degli italiani la risposta riformista, razionale e innovativa al M5S.

Una parte dei guai attuali derivano dal fatto che Berlusconi e Renzi ruppero il patto nel gennaio 2015. Lo ruppero sull’elezione del presidente della Repubblica di fronte ad una scelta, quella fra Mattarella e Amato, che non giustificava una simile lacerazione perché si trattava di due personalità entrambe affidabili. La fine del patto fu negativa specialmente per Renzi, perché essa gli tolse l’appoggio di Berlusconi e ciò fu decisivo per la sconfitta al referendum. Ma essa fu negativa anche per Berlusconi perché in politica non si può procedere a lungo a zig-zag, perché si perde di coerenza politica e anche in termini di consensi organici e strutturati.

A mio avviso Berlusconi avrebbe dovuto essere sempre moderato, dai tempi della scelta del governo Letta, mantenere ferma quella linea dando fascino e prospettiva alla strategia del popolarismo europeo. Invece lo zig-zag non gli ha giovato affatto a fronte della organicità della scelta fatta da Salvini di cavalcare fino in fondo due tigri, quella dell’antieuropeismo quella particolarmente sentita sull’immigrazione, gestita in chiave parossistica talora fino al razzismo. Su questa incertezza di linea politica si sono innestati altri due elementi: il fattore età, che non può essere più sottovalutato anche in assenza di un erede dotato di statura politica, e poi tutti gli errori di gestione politica commessi nel corso del 2017. L’errore più grave è stata la legge elettorale. Il vero nome del Rosatellum dovrebbe essere Salvinellum. Il Rosatellum è una legge elettorale fatta su misura per Salvini la Meloni e quel pezzetto di Forza Italia che punta ad un partito unico di stampo sovranista, guidato da Salvini. Il risvolto delle legge elettorale poi è che essa ha privilegiato i candidati della Lega a Nord, tutti sostenuti da una consistente componente forzista, e invece danneggiava i candidati forzisti al Sud, anche perché lì c’è stato un autentico flop dei centristi della quarta gamba. A tutto ciò si è aggiunta una incredibile ingenuità nella formazione delle liste. Forza Italia ha avuto in passato due grandi king maker come Scajola prima e successivamente Verdini: questa volta ci sembra invece che a dar le carte siano stati Giorgetti e Calderoli della Lega. Per carità di patria non parliamo poi di come è stata condotta la campagna elettorale con un eccessivo anticipo nella partenza senza un rapporto emotivo con le piazze con la ripetitività di un solo slogan e con l’evocazione della candidatura a presidente del Consiglio di Tajani che, con tutto il rispetto, non ha certamente costituito una novità sconvolgente nel finale della campagna elettorale. Ora però Berlusconi è come i gatti, ha sette vite, e quindi ci auguriamo che, malgrado tutto, possa riprendere smalto e iniziativa politica perché un centro-destra a guida Salvini ci fa venire i brividi nella schiena così come un’Italia dominata dal binomio Lega-M5S ci potrebbe spingere a chiedere asilo a qualche paese europeo più rassicurante.
È quanto dichiara dalle pagine del quotidiano Libero il deputato di Civica Popolare Fabrizio Cicchitto

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