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CORRIERE DELLA SERA int. a TAJANI ANTONIO – «SERVE UN GOVERNO CHE CI TUTELI MA DOVRÀ AGIRE CON L’EUROPA»

«Serve un governo che ci tuteli ma dovrà agire con l’Europa» Il presidente dell’Europarlamento: FI determinante, è la sola forza garante di stabilità

In Italia — dice il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani — troppi si preoccupano più dei voti e poco degli italiani, troppo del consenso e poco della soluzione dei problemi. Vale per tutti i partiti. Invece avremmo bisogno di un salto di qualità. Serve un governo stabile che tuteli meglio gli interessi del Paese, a Bruxelles ma anche qui da noi». La sua forte impronta europeista però non è condivisa nel centrodestra, soprattutto da Salvini e Meloni. Quale tendenza prevarrà? «Io posso dire quello che per me è necessario. Senza l’Europa non andiamo da nessuna parte. Il che non significa che non bisogna cambiare delle cose. Trump, la Cina, l’Africa, le guerre nel Mediterraneo, le migrazioni, l’intero scenario internazionale ci dice che o agiamo con l’Europa o ci condanniamo a essere insignificanti. Non serve dire usciamo dall’euro. Occorre invece una forza che difenda i nostri interessi a Bruxelles ma sia allo stesso tempo protagonista del cambiamento in Europa. Questo dev’essere il centrodestra in Italia». Macron e Merkel si dicono molto preoccupati per lo scossone che il voto italiano ha dato all’Europa. «Si dovrebbe chieder loro cosa ha fatto l’Europa sulla questione delle migrazioni, del lavoro, della crescita. Anche l’assenza di scelte dell’Ue ha prodotto i populismi. Ecco perché bisogna rivedere le politiche subito, lanciare un segnale già al Consiglio europeo della prossima settimana senza aspettare giugno o chissà quando. Nei prossimi giorni vedrò Tusk, poi Merkel e Macron, per chiedere loro di agire senza altri indugi. Al Consiglio farò un discorso duro. Perché abbiamo dato 6 miliardi di euro alla Turchia per chiudere il corridoio migratorio balcanico e soltanto briciole per quello libico? Le informazioni dell’intelligence ci dicono che stanno per riprendere le ondate migratorie dal Nord Africa. Occorre muoversi ora, a tutto campo, sul fronte della sicurezza ma anche su quello dello sviluppo. Non basta qualche nave in più. Né possiamo aspettare il prossimo bilancio per lanciare il piano Marshall per l’Africa. Altrimenti poi non ci si può sorprendere se vincono i populismi, e non solo in Italia». Lei dice che Roma deve contare di più in Europa. Cosa dovrebbe fare l’Italia, in questa situazione, con due forze politiche, Cinque Stelle e Lega, insieme maggioritarie e chiaramente euroscettiche? «Deve darsi un governo seriamente determinato a incidere sulle politiche europee, risolvendo i problemi del Paese. Non si può cavalcare il reddito di cittadinanza, che è un disincentivo al lavoro. Vogliamo negoziare lo sforamento del 3%? Allora spieghiamo che dobbiamo farlo per pagare i debiti pregressi della Pubblica amministrazione con le imprese, permettendo loro di creare lavoro, non per gettar via i soldi in misure demagogiche. Creiamo un fondo unico per il Sud, con tutti i fondi europei inutilizzati, mobilitiamo gli investimenti privati usando il piano Juncker e realizziamo un piano di decine di miliardi per modernizzare tutte le infrastrutture di rete al Sud». Ma è realistico pensare che la Lega faccia questo salto? «Non c’è alternativa. Se vogliamo mettere prima gli italiani, la strada dell’Europa è obbligata, dobbiamo essere forti e credibili per poter cambiare le politiche e contare. Solo facendo le riforme da noi faremo capire all’Europa che si è svegliata tardi, sull’emigrazione come su altre cose». E l’ipotesi di un governo di unità nazionale, con un’agenda limitata a pochi punti? «L’Italia ha bisogno di un governo. Ci vorrà tempo, in Germania ci hanno messo sei mesi. Ma l’obiettivo è quello. Andare a nuove elezioni produrrebbe un risultato fotocopia e non servirebbe a nulla». Senza un governo nel pieno delle funzioni, che posizione deve assumere l’Italia al Consiglio europeo? «Dire che bisogna cambiare da subito le politiche sull’immigrazione e sulla crescita. Un solo esempio: la riforma di Dublino il Parlamento europeo l’ha approvata da mesi, ma il Consiglio è ancora fermo». Anche sull’eurozona, la crisi politica italiana rischia di essere paralizzante per i piani di rilancio. «Qualunque sia la situazione italiana, ci sono delle cose che è possibile fare in Europa. Noi abbiamo un problema di accesso al credito, per questo dobbiamo completare l’Unione bancaria. Inoltre, ben venga la web tax sui giganti della Rete. Si può cominciare da subito. Macron non può stupirsi del risultato italiano se si continua a non far nulla». C’è il rischio di una spaccatura del centrodestra? «Siamo una coalizione, non un partito unico. Forza Italia rimane determinante, la sua identità è decisiva per dare equilibrio al centrodestra. Anzi ce n’è tanto più bisogno oggi, perché è l’unica forza garante di stabilità». Ma lei è ancora disponibile a fare il premier? «Io faccio il presidente dell’Europarlamento. Avevo dato la mia disponibilità a Berlusconi in caso di vittoria di Forza Italia nella coalizione. Non è successo. Ma ho sempre lavorato per l’Italia. Oggi, anche se il mio primo compito è difendere la centralità del Parlamento, cerco di dare un’immagine positiva dell’Italia dimostrando che un italiano può guidare un’importante istituzione europea con serietà e capacità»

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