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ANTONIO TAJANI A LA STAMPA: “SUBITO UN GOVERNO PER CONTARE IN EUROPA INCARICO A SALVINI PER SBLOCCARE LO STALLO ”

Purtroppo nel nostro Paese il dibattito sul nuovo bilancio europeo è poco seguito, dalla politica ma non solo. È un grave errore perché ci sono in gioco interessi strategici per il Paese e noi rischiamo di andare a chiudere la stalla quando i buoi saranno già scappati». Dal suo ufficio al Parlamento europeo di Bruxelles, Antonio Tajani lancia un appello all’Italia: la posizione da difendere al tavolo con gli altri governi deve diventare una priorità. E anche per questo, «per non arrivare in ritardo al tavolo delle trattative» serve un governo operativo il prima possibile. Una soluzione per sbloccare l’impasse – ragiona il presidente dell’Eurocamera, indicato da Silvio Berlusconi come candidato premier di Forza Italia alle ultime elezioni – potrebbe essere il pre-incarico a Matteo Salvini per formare un governo di centrodestra. Magari di minoranza, sostenuto esternamente da altri partiti, in modo da realizzare alcune riforme ed essere pienamente operativo a Bruxelles. Sul tavolo europeo, nell’immediato, ci sono due dossier caldi: la riforma del trattato di Dublino e i negoziati per il prossimo bilancio. Cosa rischia l’Italia? «Di arrivarci in ritardo. E non ce lo possiamo permettere. Queste trattative non possono essere delegate alla diplomazia. Sono partite che vanno giocate dalla politica con una presenza forte a Bruxelles, non vanno seguite con la mano sinistra: il diavolo si nasconde sempre nei dettagli. C’è bisogno di un governo competente e autorevole». Sul bilancio, alcuni Paesi hanno già iniziato a tracciare le loro linee rosse. «È normale che ci sia un tira e molla. Sarà una trattativa difficile e i veti incrociati fanno parte della strategia di ogni singolo attore. Anche noi, come Parlamento, giocheremo un ruolo fondamentale. Abbiamo avviato un gruppo di contatto che si occuperà del braccio di ferro con il Consiglio. Ma è lì che ogni Stato deve far valere le proprie ragioni: non aspettiamoci che gli altri facciano opere di carità verso di noi». La situazione politica a Roma, però, è ancora impantanata. «In questo momento tutti ci affidiamo al Presidente della Repubblica, vediamo cosa deciderà. Mattarella è una persona saggia che sa come sciogliere i nodi, anche quelli più difficili. Mi auguro che possa arrivare da lui una proposta». Le due strade imboccate finora, con i mandati esplorativi affidati ai presidenti di Camera e Senato, non hanno portato da nessuna parte. Cosa può fare? «Affidare un incarico a un leader del centrodestra, come Salvini, potrebbe essere un modo per sbloccare la situazione. Il centrodestra è la prima coalizione e, anche se non ha la maggioranza assoluta, potrebbe ottenere una forma di sostegno da altre forze politiche». Il modello è un esecutivo di minoranza come quello del premier spagnolo Mariano Rajoy? «Forza Italia ha già detto che questa potrebbe essere un’idea». E Salvini è la persona giusta per andare in Parlamento a cercare i voti che mancano? «Tutto dipenderà dall’esito dei colloqui con gli altri partiti. Ma ora credo che una mossa in questa direzione potrebbe sbloccare la situazione». Scartata l’ipotesi di un governo di scopo per tornare subito al voto? «No, non si può fare un governo per tre mesi. Meglio un governo che faccia le cose, un governo che governi. E faccia sentire la sua voce a Bruxelles». Quali sono i punti del bilancio su cui l’Italia dovrà fare battaglia? «L’impianto non è negativo, anzi. È un bilancio politico che definisce chiaramente le priorità. Sono state aumentate significativamente le spese per l’immigrazione, sia per Frontex, sia per gli interventi in Africa. Ma anche quelle per Sicurezza, Difesa e Innovazione. Ci sono 55 miliardi per l’Eurozona e iniziano a vedersi le “risorse proprie” come entrate». Lei ha criticato la dimensione del bilancio: servono più soldi? «Il Parlamento Ue ha proposto di portarlo all’1,3% del Pil europeo e ci batteremo per questo. Ma usando appunto le risorse proprie, penso alla Web Tax, e non sottraendo soldi ai cittadini. Un bilancio più ampio eviterebbe quei tagli che rischiano di essere dolorosi, specialmente alla politica agricola e ai fondi di coesione. È ancora difficile stimare con esattezza i possibili impatti, ma bisogna vigilare affinché non si penalizzino il Sud e le Isole. E non c’è tempo da perdere».

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