paola ferrariPaola Ferrari 

Su l’Arena, Paola Ferrari al galà del Pallone d’Oro «Occorre investire sui giovani»

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Più investimenti per i giovani e per il calcio in rosa, una maggior attenzione ai talenti italiani e al pallone più vero, quello delle emozioni che si respirano ancora sui campi di provincia. Ma anche il dispiacere per la retrocessione del Verona e la sorpresa per le difficoltà del Chievo, prima di un’estate con qualche giorno di vacanza in più senza la presenza dell’Italia ai Mondiali. Ci sarà anche Paola Ferrari questa sera nel gran galà del Teatro Nuovo per premiare i vincitori del Pallone d’oro, d’argento e di bronzo. Apprezzata giornalista sportiva da molti anni, anche in questa stagione conduce «90° minuto» con Alberto Rimedio e Mario Sconcerti.

Ospite d’onore di un evento che vuole dare risalto a tutto il calcio di Verona e provincia. Il Pallone d’oro è una vetrina per il mondo dei dilettanti e dei giovani, qual è il suo pensiero? «Che iniziative come queste sono da lodare, ma in generale si fa ancora troppo poco. Bene per L’Arena e per chi può prendere parte a questo concorso, ma bisogna investire di più: soprattutto quello dei giovani è un settore straordinario da cui il nostro calcio non può prescindere. Il futuro passa da lì, dai ragazzi e dai talenti fatti in casa».

Di chi sono le colpe maggiori? «È anche un’autocritica alla mia categoria, giornalisti e media dovrebbero dare più spazio ai settori giovanili e pure al calcio dilettantistico dove spesso si trovano degli ottimi giocatori. Anche a 90° Minuto abbiamo cercato di ritagliare uno spazio ad hoc, ma si fa comunque fatica». Si cercano sempre più spesso giocatori stranieri… «Chiaramente oggi il potere dei procuratori è molto forte, e loro hanno tutto l’interesse per muovere i calciatori, soprattutto quelli stranieri. Ma senza scomodare la cantera del Barcellona basta guardare l’Atalanta, e cosa riesce a fare con un vivaio di eccellenza da cui ogni anno produrre ottimi elementi».

L’Arena premierà anche le migliori squadre femminili, qual è la situazione del calcio in rosa? «Siamo ancora indietro nonostante tutto, si fa troppo poco. Guardiamo agli Stati Uniti ad esempio, dove il calcio femminile fa grandissimi ascolti, questo è un settore che anche da noi avrebbe margini importanti, sia in ottica di visibilità che di ritorno economico».

La Verona del pallone ha perso una squadra in Serie A «Mi dispiace, mi aspettavo molto di più dall’Hellas. Ad un certo punto del campionato c’era stato qualche segnale di ripresa ma poi tutto si è fermato, e comunque ha perso troppe volte in casa, dove in passato aveva costruito le sue fortune».

Si aspettava un Chievo così in difficoltà?
«Era una bella favola ed ora è splendida realtà, ma sinceramente mi ha un po’ sorpreso. Il cambio di allenatore ha aiutato a cambiare marcia, anche se di certo non erano tutte colpe di Maran che stimo molto, è un gentiluomo e grande esperto di calcio. Attenzione però, perchè anche l’ultima giornata sarà piena di trabocchetti per tutti».

Che rapporto ha con Verona?
«Mi piace molto, e ogni tanto vengo a respirare quest’aria: una città piena di eccellenze sportive non solo nel calcio, ma anche di romanticismo. Il luogo preferito? Direi piazza dei Signori, tranquilla e riservata ma comunque magnifica, scappo lì appena posso».

Quali sono i programmi futuri di Paola Ferrari?
In estate mi riposerò visto che l’Italia non sarà in campo per la Coppa del Mondo. Mi sento orfana, è il primo Mondiale che salto da 20 anni, farò un po’ di vacanza prima di programmare la prossima stagione. Mi dispiacerebbe lasciare 90° Minuto, abbiamo avuto un successo strepitoso anche grazie ad Alberto Rimedio e Mario Sconcerti che erano con me, con l’11 o 12 per cento di share e l’8 per cento quando ci si confrontava con le partite delle 18, un dato altissimo.

Altre idee in cantiere?
Nel frattempo continuerò a produrre documentari, un’altra delle mie p assioni. E valuterò possibilità anche diverse, come è stato con «Le spose di Costantino» quando sono stata in Ghana, un’esperienza davvero incredibile che ha esaltato anche la mia parte più creativa.

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